Energia, tempesta perfetta. E l’Enel deve riaccendere il carbone alla Spezia

La tempesta perfetta sull’energia. Il gas è in affanno, manca corrente in tutta Europa, si spengono quattro reattori atomici in Francia, i prezzi del chilowattora impazziscono, il Governo cerca strumenti per tenere a freno i rincari

865
Energia, tempesta perfetta. E l’Enel deve riaccendere il carbone alla Spezia
Energia, tempesta perfetta. E l’Enel deve riaccendere il carbone alla Spezia

da “Il Sole 24 ore

La tempesta perfetta sull’energia. Il gas è in affanno, manca corrente in tutta Europa, si spengono quattro reattori atomici in Francia, i prezzi del chilowattora impazziscono, il Governo cerca strumenti per tenere a freno i rincari. E intanto l’Italia fa dietrofront: l’Enel deve rallentare il programma ecologico accelerato ed è costretta a riaccendere il carbone alla Spezia.

Il metano scarseggia, il freddo spinge la domanda di corrente elettrica, il Sole spegne il fotovoltaico prima delle 17, si è sopito il vento che fa girare le braccia all’eolico, così Terna, la Spa che governa i flussi dell’alta tensione, ha richiamato in servizio il gruppo a carbone della centrale elettrica spezzina per la quale l’Enel aveva appena ottenuto il via libera per spegnere il gruppo 3 e cambiare tecnologia, passando al metano. Niente metano, per ora; e lunedì scorso è stata riaccesa a tutto carbone la linea numero 3. Richiamati dallo sciopero i dipendenti per riavviare la centrale.

Ma era accaduto così anche una decina di giorni fa per la centrale a carbone dell’A2A a Monfalcone (Gorizia), che era stata spenta per i lavori di passaggio al metano: è stata richiamata in servizio a bruciar carbone, riaccesa per immettere corrente sulla rete di alta tensione. La manovra salvabollette che sta mettendo a punto il Governo potrebbe ridurre i rincari in arrivo dal 1° gennaio, rincari che molti pronosticano al 50% ma c’è chi teme un aumento del 70% .

La cronaca che corre sui fili dell’elettricità pare descrivere la tempesta perfetta del disastro energetico. In Francia l’EdF spegne per manutenzione alcune grandi centrali, pari al 10% del fabbisogno nazionale. Così in Francia e in tutta Europa le borse elettriche impazzano a prezzi da brivido, e in Italia la quotazione elettrica al Gme per le forniture all’ingrosso di venerdì 17 dicembre arriva a 329,72 euro per mille chilowattora, 387 per l’ora di punta quando il sole tramonta e il freddo fa accendere i termosifoni.

Anche la quotazione della CO2 corre all’impazzata e sui costi delle centrali a metano può rappresentare un rincaro finale nella bolletta dell’energia nell’ordine dei 25-30 centesimi in più al chilowattora.

Nel frattempo viene rinviata ancora una volta la liberalizzazione energetica, con i suoi contratti a prezzo fisso che hanno evitato i rincari a tanti consumatori liberi, liberalizzazione completa che slitta dal 2023 al 2024.

E il metano, il quale in molti Paesi (Italia compresa) è la fonte che determina il prezzo finale del chilowattora, in soli cinque giorni di transazioni alla borsa italiana del gas Psv è rincarato del 35%, passando da 34 a circa 46 dollari per milione di Btu, spinto dalle stesse ragioni che fanno rincarare il chilowattora: il freddo, scorte modeste, forniture dalla Russia inferiori al previsto, domanda in aumento.

In un mercato dell’energia già nervoso, l’annuncio della chiusura di quattro reattori nucleari da parte di EdF, ha portato a un aumento record dei prezzi benchmark europei dell’energia elettrica. I reattori costituiscono quasi il 10% della capacità nucleare francese e con il calo previsto delle temperature nelle prossime settimane l’annuncio ha fatto subito crescere il costo energetico in Europa, con ricadute sui Paesi che importano la corrente elettrica atomica francese come in Germania, Spagna, Italia e Gran Bretagna.

Il costo dell’elettricità tedesca per il 2022 è cresciuta di oltre il 10% dopo l’annuncio, salendo fino a 227 euro per megawattora sull’European Energy Exchange AG. Per la Francia il prezzo medio dell’elettricità sul mercato Week-ahead ha avuto un aumento del 20% a 485 euro per mille chilowattora, mentre il contratto di gennaio è aumentato del 36%. Il prezzo dell’elettricità per consegne a gennaio è rincarato in Francia di oltre il 50% a 585 euro per mille chilowattora e in Germania i contratti a gennaio si collocano a 365 euro con un aumento del 19%.

Due settimane fa il ministero della Transizione economica aveva dato all’Enel il via libera a spegnere il carbone per trasformare il gruppo 3 della centrale in una delle 48 nuove centrali a gas ad alta efficienza progettate per coprire le fluttuazioni delle rinnovabili più “meteopatiche”, cioè sole e vento.

Ma Terna ha chiesto di sospendere i lavori di smantellamento e ricostruzione del gruppo SP3 per “garantire la continuità del servizio e della sicurezza del sistema elettrico” ed è stato sospeso lo sciopero straordinario già programmato.

L’immensa macchina si è rimessa in moto.

Terna ha chiesto ad A2A di riaccendere la centrale elettrica di Monfalcone lungo il canale Valentinis, ferma da mesi. Il motivo è l’ondata di freddo con il picco nella domanda di energia.

L’impianto, costruito una cinquantina d’anni fa, occupa 30 ettari ed è formato da due gruppi indipendenti a carbone, uno da 165 megawatt e l’altro da 171. Il progetto dell’A2A, inserito nel piano energetico del Friuli-Venezia Giulia, prevede la fermata del carbone, lo smantellamento dell’impianto vecchio e la costruzione di nuove linee alimentate con metano ad alta efficienza con la possibilità di usare anche idrogeno. La nuova centrale sarà più compatta e occuperà meno spazio: una parte dell’area sarà data per usi collettivi condivisi con le comunità locali.

Il caro-bollette colpisce l’industria del vetro italiana (seconda in Europa per volumi prodotti), che ha un consumo medio di gas naturale di oltre 1 miliardo di metri cubi l’anno (1,5% dei consumi nazionali) e un fabbisogno di energia elettrica di 3 miliardi di chilowattora l’anno (1% dei consumi nazionali) e che, in condizioni normali, contribuiscono per il 33% circa ai costi di produzione.

Il boom dei prezzi dell’energia ostacola pesantemente la ripresa del comparto dopo lo shock causato dalla pandemia, mettendo in crisi un settore fiore all’occhiello del “made in Italy”. È il grido di allarme di Assovetro, l’associazione nazionale degli industriali del vetro aderente a Confindustria, che sottolinea come i costi energetici siano più che quadruplicati con ulteriori rischi di aumenti, vista la volatilità dei mercati del gas, dell’elettricità e della CO2.

«C’è sicuramente un problema geopolitico da affrontare — afferma Graziano Marcovecchio, presidente di Assovetro — soprattutto a causa delle incertezze sugli approvvigionamenti di gas, per il quale l’Italia è dipendente dall’ estero per circa il 95%. Ma sono necessarie anche iniziative a livello nazionale sia sul mercato del gas naturale, per favorire una maggiore liquidità e abbassare il prezzo, sia sul mercato dell’energia elettrica, allo scopo di ridurre il gap con i paesi europei nostri competitor».

La scadenza del servizio di maggior tutela prevista per il 31 dicembre del 2022, con il passaggio obbligato al mercato libero dal primo gennaio 2023, lascia il posto a un regime transitorio in cui i clienti domestici potranno rimanere tutelati fino al 1° gennaio 2024, garantendo così un percorso di uscita graduale.

È la maggiore novità contenuta nell’emendamento al decreto Recovery firmato dal capogruppo M5S alla Camera, Davide Crippa, e approvato dalla commissione Bilancio di Montecitorio.