Essere un prepper

Cosa spinge una persona a pianificare a resistere ad un evento improbabile che potrebbe avvenire in un momento indefinito del futuro? Chi sono i prepper e cosa fanno

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Essere un prepper?
Essere un prepper?

Un prepper, ci spiega Wikipedia, è una persona che ha lo scopo di difendere la propria qualità della vita contro possibili eventi in grado di cambiare drammaticamente le regole della società. La maggior parte della sua attività si concentra nel “pre-evento” ed ha lo scopo di giungere “pronto” all’evento per evitare di subire meno privazioni possibili nel “post-evento“.

Un prepper non punta solo a saper risolvere un problema, di qualsiasi natura e tipologia possa essere (pratico, manuale, economico, meccanico, elettronico) ma soprattutto a come far sì che quel problema impatti il meno possibile sulla qualità della vita sua e della sua famiglia.

Il prepper, quindi, punta prevalentemente a prevenire e tamponare i problemi derivanti da un evento di portata eccezionale.

La maggior parte dei prepper agisce in un contesto familiare, per cui le sue attività sono volte a proteggere e prendersi cura di un piccolo gruppo di persone a cui possono essere affidati compiti e ruoli differenti. Statisticamente infatti molti uomini iniziano ad interessarsi al prepping nel momento in cui diventano padri.

Rispetto ad un survivalist, che si specializza in modo verticale nella sopravvivenza in uno specifico scenario ad alto rischio e di forte difficoltà (ma anche meno probabile e realistico), il prepper ha, generalmente, una preparazione molto più vasta ma meno approfondita in diversi settori, per diversi ambienti e diversi eventi che possono presentarsi con più facilità nella vita di tutti i giorni.

Probabilmente, una parte della preparazione riguarda la sicurezza e l’essere in grado di badare e prendersi cura di se stessi e dei propri cari nel momento in cui si presenti l’emergenza, anche se l’individuazione del “quando” è molto aleatoria.

Essere un prepper

Molti prepper iniziano a prepararsi aprendo un conto o un libretto di risparmio dove accantonare del denaro dedicato alla preparazione vera e propria. I soldi servono a costituire una riserva di cibo da rinnovare periodicamente in funzione della scadenza dei vari generi alimentari. Un altro tipo di investimento si fa sul carburante, tenendo sempre il serbatoio dell’auto pieno e accantonando taniche di carburante di riserva.

Anche l’equipaggiamento è essenziale. Un prepper non si sposta mai senza portarsi appresso almeno un kit di pronto soccorso, un utensile multiuso, una torcia elettrica con pile di scorta ed una robusta corda.

Nel contesto del survivalismo esistono essenzialmente due strategie che possono sintetizzarsi con il “bugging in” e il “bugging out“. Entrambe rispondono al verificarsi di un evento e richiedono comunque una preparazione preventiva rispetto allo stesso (ad esempio: addestramento per la sopravvivenza in ambienti naturali, acquisizione di competenze tecniche o di sopravvivenza, pianificazione attività, costituzione scorte, ecc).

In linea di principio il bugging in risponde maggiormente alla mentalità del “prepper” (se non in prima istanza, almeno dopo un pianificato bugging out) mentre quella del bugging out a quella del “survivalista”, ma, come detto in precedenza, le strategie e le tattiche operative delle due figure sono spesso sovrapponibili.

Bugging in: è la strategia che prevede di trincerarsi in casa o in un luogo sicuro (eventualmente dopo il ricorso a una strategia di bugging out) appositamente preparato. In casi estremi si approntano dei veri e propri bunker. La strategia prevede di restare al sicuro all’interno della struttura fino alla fine della minaccia. L’implementazione prevede che la struttura sia rifornita di acqua, viveri, medicinali ed ogni altra cosa potrebbe essere necessaria in questo periodo di tempo.

Bugging out: questa strategia prevede di abbandonare la propria abitazione in seguito ad un evento per trovare rifugio in un luogo più distante dalla minaccia e quindi più sicuro. Essendo una strategia, il bugging out non è una semplice fuga, richiede pertanto una pianificazione preventiva della destinazione, del percorso e del materiale di supporto da prelevare al momento dell’attivazione della strategia.

Nel bugging out si prevede di approntare una o più delle seguenti risorse od attrezzature:

  • Bug out location (b.o.l.)

Un rifugio sicuro, come una casa di villeggiatura, di amici o parenti in cui trasferirsi. La strategia richiede che nella b.o.l. vi siano stati già predisposte scorte di acqua, viveri, altri generi di prima necessità (in quanto una volta raggiunta la bug out location la strategia del bugging out si trasformerebbe in un bugging in).

  • Bug out bag (b.o.b.)

Uno zaino con tutto l’occorrente per sopravvivere durante l’implementazione della strategia del bugging out.

Rientra in questa categoria la cosiddetta “72hours bag” raccomandata alla popolazione degli Stati Uniti dalla Federal Emergency Management Agency (F.E.M.A.) – corrispondente all’italiano Dipartimento della Protezione Civile. Il nome assegnato allo strumento è da ricollegarsi al tempo (appunto 72 ore) massimo stimabile in cui il kit potrebbe fornire supporto ai cittadini dopo il verificarsi di un evento calamitoso nell’attesa che le strutture di soccorso provvedano ad intervenire ed implementare una organizzazione effettiva di assistenza.

  • Bug out vehicle

Il mezzo (eventualmente più di uno) con cui ci si sposterà dalla propria abitazione verso la bug out location. Anche per questo strumento è possibile approntare dei kit specifici in sostituzione o in aggiunta alla b.o.b..

Scorte ed accumulo

Uno dei cardini della preparazione è quello di accumulare scorte di materiali e risorse che potranno essere indispensabili, necessarie o utili alla sopravvivenza dopo il verificarsi dell’evento. A seconda dello scenario per cui ci si prepara gli elementi di cui fare scorta possono cambiare molto. In generale però si ritrovano questi elementi:

  • acqua potabile per uso personale, per la cucina e per l’igiene personale o ambientale (oltre a strumenti per filtrare e potabilizzare l’acqua);
  • cibo, generalmente in scatola o comunque a lunga conservazione;
  • medicinali di ogni tipo, soprattutto quelli che si è usi assumere;
  • attrezzi e strumenti in genere (corde, chiodi, martelli, pinze, cacciaviti, coltelli, seghe, ecc.);
  • armi o altri strumenti di difesa e per la sicurezza delle persone e dei luoghi;
  • strumenti per garantire energia termica (riscaldamento e cucina) e illuminazione.

Molti di queste categorie di accumulo (acqua, cibo, medicinali) rientrano in strategie “trasversali”, ovvero che rispondono contemporaneamente a molteplici situazioni emergenziali.

Modi di dire in uso nel prepping su preparazione e scorte

L’importanza della preparazione nell’accumulo di scorte alimentari o strumentali si ritrovano in alcune espressioni in uso nel mondo del prepping o survivalismo.

  • Nove pasti dall’anarchia” (nell’originale “Nine meals from anarchy”), espressione attribuita al politico britannico Lord Cameron of Dillington e tesa a evidenziare come un ipotetico collasso dell’ordinaria logistica distributiva di beni e servizi porterebbe a disordini sociali in capo a tre giorni (ovvero 9 pasti dopo l’evento). Il contesto più ampio e diversificato da cui origina l’espressione è comunque ben sintetizzato nella stessa, la quale concretizza difficoltà di reperimento di beni di prima necessità (nell’esemplificazione in riferimento solo al fattore alimentare) a pochi giorni da un evento avverso di rilevante portata.
  • La cosiddetta “regola del 3“. Questa ha lo scopo di ordinare le necessità primarie di un individuo in modo da disporre in ordine di rilevanza le risposte da attuare o di strumentazione da predisporre in una ipotetica situazione emergenziale.

La “regola del 3” statuisce che “Si può sopravvivere 3 minuti senza aria (ovvero ossigeno), 3 ore senza riparo3 giorni senza acqua, 3 settimane senza cibo“.

Anche la Regola del 3 è una esemplificazione, in quanto va confrontata con i casi soggettivi e ambientali effettivi. Ad esempio si sono presentati casi di eventi calamitosi che hanno visto il salvataggio di sopravvissuti anche dopo periodi più lunghi di privazione di acqua o cibo. Inoltre è da considerare che, ad esempio, il riferimento al tempo massimo di sopravvivenza senza riparo va riferito a condizioni climatiche estreme (deserto, ambienti montani o polari) e che molti dei limiti indicativi suindicati dipendono dalle condizioni fisiche di ogni individuo.