Ioduro di potassio, utile in caso di ricaduta di iodio-131 radioattivo, inutile e pericoloso in assenza di radiazioni

Pillole allo iodio da assumere contro le radiazioni? O addirittura preventivamente? Gli esperti mettono in guardia dal fai-da-te. Si tratta infatti di una pratica sbagliata e rischiosa

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Ioduro di potassio, utile in caso di ricaduta di iodio-131 radioattivo, inutile pericoloso in assenza di radiazioni
Ioduro di potassio, utile in caso di ricaduta di iodio-131 radioattivo, inutile pericoloso in assenza di radiazioni

Pillole allo iodio da assumere contro le radiazioni? O addirittura preventivamente? Gli esperti mettono in guardia dal fai-da-te. Si tratta infatti di una pratica sbagliata e rischiosa. Il tema è diventato di attualità dopo le operazioni delle forze armate russe contro le centrali nucleare di Zaporizhzhia e Chernobyl. In particolare in alcuni Paesi (come Francia e Belgio) è scattata una vera e propria corsa alle farmacie a caccia delle pastiglie di ioduro di potassio (KI).

Nel continente europeo si riaffaccia il fantasma di Chernobyl, tra chi cerca informazioni su cosa fare in caso di incidente nucleare, dove sono i bunker in Italia e chi sta valutando l’ipotesi di fare scorta di pillole di iodio in farmacia. Le fonti belghe in particolare riportano che nel Paese è iniziata la corsa a rifornirsi di queste compresse, conosciute per i loro potenziali effetti protettivi contro le radiazioni.

Anche voi vi state chiedendo cosa sono le compresse di iodioquanto costano e se sono davvero utili contro le radiazioni nucleari? Qui di seguito proviamo a fare chiarezza spiegando a cosa servono, come si usano, quali sono le controindicazioni in caso di utilizzo scorretto.

Pillole di iodio: cosa sono e a cosa servono

Le pillole di iodio sono compresse composte da ioduro di potassio, una sostanza non nociva che è anch’essa in grado di essere accumulata nella tiroide. In Italia sono vendute sotto forma di integratori che si possono comprare senza prescrizione in farmacia, ma l’assunzione in autonomia e senza consulto medico può essere pericolosa perché può portare a disfunzione della tiroide.

L’assunzione di queste compresse è in grado di saturare la ghiandola del collo impedendo all’isotopo radioattivo di depositarsi una volta entrato nell’organismo. In questo modo non può essere assorbito, prevenendo lo sviluppo di cancro alla tiroide.

Durante il disastro nucleare di Chernobyl del 1986 alla popolazione era stato indicato di assumere pillole di iodio. In seguito all’esplosione della centrale nucleare si era registrata l’emissione di iodio-131 radioattivo, fortemente dannoso per l’organismo. Una volta inalata, questa sostanza è in grado di depositarsi nella tiroide e di favorire lo sviluppo di tumori.

Pillole di iodio: funzionano contro le radiazioni?

In queste ore ci si chiede se le pillole di iodio proteggano dalle radiazioni nucleari. In seguito all’incremento della loro richiesta in Belgio, l’Agenzia federale per il controllo nucleare ha fatto presente che l’attuale situazione in Ucraina non ne richiede l’uso, sottolineando che le compresse di iodio non vanno assunte in maniera preventiva senza prescrizione o indicazione da parte delle autorità competenti. Inoltre, queste non offrono protezione contro altre sostanze radioattive che possono essere emesse durante un disastro nucleare. Dunque, la loro assunzione è utile in caso di emissione di iodio radioattivo, nelle forme e quantità indicate dalle autorità competenti. Lo conferma anche un vademecum della Protezione Civile “Cosa fare in caso di incidente nucleare”, che indica:

“Nel caso di quantità pericolose di iodio radioattivo nell’atmosfera, le autorità per la salute pubblica possono raccomandare l’assunzione di ioduro di potassio (iodoprofilassi), in forma di compresse, che protegge la tiroide dall’assorbimento di iodio radioattivo. Nel caso di donne in gravidanza o che allattano, le compresse di ioduro di potassio possono essere assunte attenendosi alle disposizioni delle autorità per la salute pubblica”.

Interpellato da Repubblica, il dott. Marcello Bagnasco, presidente dell’Associazione Italiana della Tiroide (Ait) e specialista in endocrinologia, medicina nucleare e immunologia clinica ha chiarito che “Non esiste un’indicazione ad assumere integratori o pillole che contengano iodio se non in circostanze particolari, per esempio in previsione di alcuni interventi chirurgici sulla tiroide oppure in gravidanza o in chi segue una dieta particolarmente restrittiva”, aggiungendo che “è ancora più inutile la supplementazione di iodio nelle persone a cui è stata tolta la tiroide”.

Pillole di iodio anti-radiazioni: modo d’uso e controindicazioni

In base alla fascia d’età, l’assunzione di pillole di iodio anti-radiazioni potrebbe rivelarsi nociva. Questa sostanza potrebbe potenzialmente essere tossica per alcuni soggetti, in particolare per gli over 40 che soffrono di gozzo o ipertiroidismo. Tra le controindicazioni relative a un assunzione non opportuna e/o a un dosaggio sbagliato c’è il rischio di disfunzioni della ghiandola tiroidea o l’insorgenza di malattie autoimmuni.

La verifica sulle scorte

L’Italia sta verificando le scorte di compresse di iodio stabile presenti nelle farmacie, in seguito all’escalation dell’offensiva russa in Ucraina e del conseguente rischio nucleare: risale a giovedì scorso l’attacco alla centrale di Zaporizhzhia, la più grande d’Europa. La somministrazione di iodio fa parte della strategia per ridurre gli effetti negativi sulla salute delle persone esposte a radiazioni. Le cronache danno conto di un’accresciuta richiesta delle pillole in diverse zone del Paese e la Protezione civile ed il ministero della Salute hanno attivato una ricognizione sulle riserve. Mentre gli esperti invitano ad evitare il fai-da-te: è molto importante assumerlo in «dosi opportune e non come preventivo in assenza di radioattività», avverte Sebastiano Venturi, medico esperto di igiene pubblica. Utilizzato in seguito all’incidente nella centrale di Chernobyl, nel 1986, è un sale di iodio stabile, ossia non radioattivo, in grado di bloccare l’assorbimento dello iodio radioattivo da parte della tiroide.

Il piano nazionale

La iodoprofilassi è contenuta nel Piano nazionale delle misure protettive contro le emergenze radiologiche del 2010, che a breve sarà aggiornato, secondo quanto detto dal capo della Protezione civile, Fabrizio Curcio. In caso di «incidente severo» ad una centrale nucleare, indica il Piano, il Dipartimento può decidere di attivare «la distribuzione di iodio stabile nelle aree interessate». Si tratta, viene spiegato nel documento, di una «efficace misura di intervento per la protezione della tiroide, purché venga attuata tempestivamente (da alcune ore fino ad un giorno prima dell’esposizione o al massimo entro le prime 6-8 ore dall’inizio dell’esposizione)». Vengono raccomandate dosi da 10 mSv per la fascia 0-18 anni, le donne in gravidanza e in allattamento e da 100 mSv per gli adulti. Alcuni Paesi “nucleari” come Francia e Svizzera distribuiscono compresse alla popolazione che risiede nelle vicinanze degli impianti e si ritiene che anche l’Italia debba organizzarsi, progettando, si legge nel Piano, «un sistema di stoccaggio finalizzato alla distribuzione rapida in emergenza».

Le scorte

Considerando che la profilassi per esser efficace deve esser eseguita al più tardi entro 6-8 ore dall’inizio dell’esposizione, il Piano indica due possibili modelli: la costituzione di scorte di compresse nelle farmacie dei territori potenzialmente esposti con distribuzione gratuita in caso di allarme, su disposizione della Protezione Civile; oppure lo stoccaggio decentrato presso strutture idonee, e distribuzione a cura del sistema sanitario territoriale (118). Anche le Regioni si stanno muovendo ed il Friuli Venezia Giulia ha avviato una ricognizione sulle farmacie per quantificare le scorte di iodio stabile presenti sul territorio. «Non c’è – sottolinea il vicepresidente della Regione, Riccardo Riccardinessun allarme, facciamo questo atto di ricognizione che è un atto di corretta amministrazione per capire quali sono gli strumenti, in particolare lo iodio, che sono presenti in regione».