Con l’aiuto di Mourinho, Pellegrini potrebbe diventare il prossimo Re di Roma

Sulla rinascita di Lorenzo Pellegrini sotto José Mourinho sono già state scritte tante parole. Sembra che il giocatore nato e cresciuto a Roma abbia iniziato una nuova vita sotto la guida del maestro portoghese e i suoi numeri in questa stagione stanno raggiungendo nuove vette. Prestazioni strepitose, come quel gol contro l’Hellas Verona.

Trequartista nel 4-2-3-1 di Mou e capitano indiscusso della squadra, Lorenzo mostra finalmente al mondo il suo talento e le sue doti e si comincia a sognare una nuova eredità, il prossimo Francesco Totti o Daniele De Rossi. Un capitano romano della Primavera del club. Qualche dubbio c’era qualche tempo fa ma Mourinho sembra l’allenatore giusto al momento giusto per Lorenzo.

Essere paragonati a leggende del club come Francesco Totti o Daniele De Rossi non è mai senza rischi. Non perché Pellegrini sia molto peggio di quei due o un cattivo giocatore di per sé, ma perché entrambi gli uomini hanno alzato l’asticella dell’AS Roma in modo incredibile; è quasi impossibile fare di meglio. Eppure Pellegrini si sta lentamente ma inesorabilmente affermando e a soli 25 anni ha tutto il tempo per entrare nella hall of fame del club.

Il sottoscritto si è preso la libertà di paragonare il 25enne Pellegrini ai suoi predecessori quando avevano lo stessa età. Una cosa che posso già menzionare è che sia Totti che De Rossi avevano già vinto trofei a Roma prima del loro 25esimo compleanno. Totti aveva vinto Scudetto e Supercoppa nel 2001, mentre De Rossi due Coppe Italia (2007 e 2008) più una Supercoppa nel 2007 prima di compiere 25 anni.

Vorrei prima fare l’avvocato di Lorenzo e sottolineare che sia Francesco che Dani facevano parte di squadre fantastiche che hanno compiuto queste imprese. Tutti ricordiamo la mitica rosa del 2001 (Walter Samuel, Aldair, Cafu, Vincent Candela, Vincenzo Montella, Damiano Tommasi, Gabriel Batistuta, e l’allenatore, Fabio Capello) mentre De Rossi e la squadra Campione della Coppa 2007 non erano assolutamente male: Christian Panucci, Philippe Mexes, Christian Chivu, Simone Perrotta, David Pizarro, Rodrigo Taddei, Mancini e, naturalmente, Totti e la mente, Luciano Spalletti.

Lorenzo è arrivato in prima squadra nel 2014 ma è stato ceduto in prestito al Sassuolo per due stagioni prima di fare davvero dei minuti seri con i giallorossi . Dal 2017 è un habitué. Purtroppo ha già visto tre allenatori andare e venire. Mourinho è il quarto allenatore che lo ha allenato a Roma in quattro anni. Non proprio un ambiente stabile come Totti (Capello 1999-2004) o De Rossi (Spalletti 2005-2009) quando hanno vinto i trofei.

Altro punto di discussione: i presidenti ed i direttori sportivi. Mentre Totti e De Rossi hanno vissuto i primi anni della loro carriera sotto i Sensi, tifosissimi della Roma, Lorenzo ha già vissuto un cambio di proprietà e numerosi direttori sportivi. E quelle transizioni non sono state esattamente lisce indolori, per non dire altro.

Le squadre del 2001 e del 2007 erano state costruite per vincere. Hanno avuto il tempo di formare un’unità forte con un gruppo di giocatori entusiasmante. Ai tempi di Pellegrini avevamo Monchi e Petrachi che costruivano le squadre. E sappiamo tutti come è andata a finire. Monchi venne, distrusse e se ne andò. Petrachi ha cercato di riparare i danni ma se n’è andato rapidamente… con una causa in corso. Adesso abbiamo Tiago Pinto, una scelta intrigante sì, ma che a 37 anni è ancora piuttosto giovane nel mondo professionale dei manager e dei dirigenti.

 

Pinto ha fatto un ottimo lavoro per ripulire il casino, ma ci sono ancora alcune aree di preoccupazione. Questa Roma è lontana da un prodotto finito come quella del 2001 o 2007-2008. Ma a tempo debito, e con un’altra serie di acquisti intelligenti, può diventarlo.

Dal momento che il confronto tra gol e assist non è proprio a favore di De Rossi, che era per lo più un centrocampista difensivo, diamo una rapida occhiata al numero di presenze per ogni romano fino ai 25 anni. Quando Francesco ha compiuto 25 anni, Il Bimbo de Oro stava già alla la sua decima (!) stagione alla Roma, con già 250 partite in giallorosso. All’età di 25 anni, De Rossi stava alla sua settima stagione a Roma, con circa 220 partite giocate per l’AS Roma. Lorenzo ha compiuto 25 anni lo scorso giugno, avendo giocato cinque stagioni con la Roma (comprendo il 2014-2015 con una presenza) e arrivando a quota 152 partite.

Naturalmente, Pellegrini ha trascorso due stagioni al Sassuolo, il che limita le sue statistiche con la Roma. Se fosse rimasto, avrebbe già superato il traguardo delle 200 gare in questa stagione, mettendolo alla pari (più o meno) di De Rossi, almeno in termini di presenze. Tuttavia, nessuno eguaglia Totti, che semplicemente ha iniziato prima la sua carriera romana e ha esordito in età più giovane sia di Dani che di Lorenzo.

Totti è diventato il capitano nel 1998, all’età di 22 anni, mentre Daniele ha dovuto aspettare fino a quasi 34 anni nel 2017 dopo il ritiro di Totti per ereditare ufficialmente la fascia. Pellegrini ha ricevuto l’onore nel corso della scorsa stagione (all’età di 24 anni) quando Fonseca ha optato per Lorenzo come capitano dopo il famoso litigio con Dzeko. E con il suo recente prolungamento di contratto e senza concorrenti degni di nota in squadra, sembra che Pellegrini resterà capitano della Roma ancora per un bel po’.

Quindi cosa deve fare Lorenzo per fare il prossimo passo per affiancare Daniele e Francesco tra i grandi? Per metterlo sullo stesso piedistallo servono, in una parola i trofei.

Ed è qui che entra in gioco il nostro uomo José Mourinho. Un vincitore nato. Un uomo che ha vinto tutto nella sua carriera. Abbiamo visto in queste prime settimane come José può migliorare individualmente i giocatori. Ne beneficeranno Zaniolo, Tammy Abraham, Roger Ibañez e forse anche Ebrima Darboe. Ma può giovare soprattutto a Pellegrini.

Per Lorenzo Mourinho può essere ciò che Totti è stato per Capello o ciò che Spalletti è stato per De Rossi; l’allenatore che finalmente riporterà dei trofei in città, che porterà la Roma e il suo capitano al livello successivo. Con un piccolo aiuto da parte dei Friedkin e Pinto, guadagnare il primo trofeo del club dal 2008 sembra improvvisamente realistico. La Coppa Italia per cominciare, o forse la Conference League. Perchè no?

Come ho detto prima, non credo che la Roma sia ancora pronta a competere per lo scudetto. Non è una squadra impeccabile, ma c’è un nucleo giovane e affamato che potrà solo migliorare. Se (e questo è un grande se) i pezzi vitali non verranno venduti lungo la strada e verrà portato ancora più talento come promesso da Pinto e dai Friedkins, allora lìidea di vincere lo scudetto nei prossimi due anni potrebbe essere plausibile.

Immaginate Mourinho che corre verso la Curva Sud mentre Pellegrini issa il trofeo davanti a uno Stadio Olimpico gremito e impazzito mentre Totti e De Rossi sorridono in tribuna, pur sapendo che, quel giorno, Pellegrini finalmente li avrà raggiunti nelle fila dei grandi romani e, forse un giorno, nella Hall of Fame del club.